Aprire un negozio online in Italia costa poco. Mandarlo avanti costa molto, e le due cifre non stanno nello stesso ordine di grandezza. Il minimo tecnico è un dominio da 11,99 euro l’anno più IVA e un canone di piattaforma: 31 euro al mese in tutto, zero investimento iniziale, e bastano due ordini al mese per coprirli. Chi parte con magazzino, tema a pagamento e un budget pubblicitario piccolo sta sui 3.300 euro iniziali e 472 euro al mese, cioè 22 ordini mensili per non perdere denaro. Chi investe davvero, con sviluppo su misura e pubblicità continua, arriva a 16.500 euro iniziali e 1.716 al mese: 78 ordini, quasi tre al giorno, prima di guadagnare un euro. Quello che sposta il conto non è mai il sito: sono il magazzino, la pubblicità e le voci che non compaiono in nessun preventivo.
Questa pagina si occupa solo dei soldi. Partita IVA, SCIA, codice ATECO e obblighi verso il cliente stanno nella guida su come aprire un negozio online in Italia.
Quanti ordini al mese ti servono per coprire i costi
La somma delle spese è un numero inerte: non dice se il negozio sta in piedi. Il numero che decide è quanti ordini al mese servono per coprire i costi fissi, e si ottiene dividendo i costi fissi mensili per il margine che lascia un ordine.
Quanto costa partire, e quanti ordini servono
Le prime voci sono spese. L'ultimo numero e la domanda vera: con il tuo margine e il tuo scontrino medio, quanti ordini al mese ti servono per coprire i costi fissi.
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Investimento iniziale
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Costi fissi al mese
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Ordini al mese per il pareggio
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Non sono inclusi il tuo tempo, la partita IVA con i contributi, ne le tasse sull'utile. Il primo magazzino e un investimento che recuperi vendendo, non un costo ricorrente: per questo resta fuori dai costi fissi mensili.
Due campi vanno letti bene. Piattaforma al mese è dove sommi tutti gli abbonamenti mensili, non solo il canone: piattaforma, app, fatturazione elettronica, email marketing. Margine lordo è quello che resta dopo merce, spedizione e commissioni di incasso, non il ricarico sul listino. Per rifare i tre scenari, con scontrino 55 euro e margine 40 per cento: minimo magazzino 0, sito 0, piattaforma 30, servizi 12, pubblicità 0, e servono due ordini al mese; medio magazzino 3.000, sito 300, piattaforma 71, servizi 12, pubblicità 400, e ne servono 22; con investimento magazzino 10.000, sito 6.500, piattaforma 215, servizi 12, pubblicità 1.500, e ne servono 78.
Il magazzino resta fuori dai costi fissi perché lo recuperi vendendo, ma solo se vendi. E 22 ordini al mese, con un tasso di conversione dell’1 per cento, vogliono dire 2.200 visitatori che non arrivano perché il negozio esiste: per questo la riga della pubblicità muove tutto il conto.
Costi una tantum: cosa paghi una volta sola
Quattro voci, e una sola vale davvero soldi. Le cifre sono rilevate il 10 agosto 2026 sui listini pubblici; dove la casella è vuota è perché quel mercato non pubblica un prezzo confrontabile, e riempirla con una media inventata sarebbe peggio.
| Voce | Cifra | Fonte o motivo della cella vuota |
|---|---|---|
| Dominio .it, registrazione e rinnovo | 11,99 € + IVA/anno | Listino Aruba |
| Dominio .com | 14,99 € + IVA/anno | Listino Aruba |
| Tema gratuito | 0 € | Negozio temi Shopify |
| Tema a pagamento | da 100 a 500 dollari | Negozio temi Shopify, prezzi esposti in dollari |
| Sviluppo su misura | Nessun listino pubblico: si contratta a giornate | |
| Foto e testi delle schede | Nessun listino confrontabile: ogni preventivo è a trattativa | |
| Primo magazzino | Dipende dall’ordine minimo del fornitore | |
| Pratiche di apertura | Nessun tariffario professionale dal 2012 |
Sul tema, il costo quasi mai è il tema: sono le ore di personalizzazione, e uno gratuito configurato in tre giorni vende come uno da 400 dollari configurato in tre settimane. Su foto e contenuti il conto onesto si fa in ore: fra scatto, ritocco e testo una scheda porta via dai trenta ai quarantacinque minuti, quindi trenta referenze sono una settimana piena. Se le commissioni, chiedi il preventivo per scheda e non per giornata.
Il magazzino decide tutto, ed è l’unica voce che puoi azzerare cambiando modello: senza scorte il capitale iniziale crolla e in cambio crollano i margini, il conto della guida al dropshipping. La regola che salva il primo anno è banale e quasi nessuno la rispetta: non mettere nel magazzino più della metà del capitale che hai.
Costi ricorrenti: cosa paghi ogni mese finché il negozio è aperto
È la colonna che chiude i negozi, perché corre anche nei mesi in cui non vendi niente.
| Voce | Cifra rilevata | Periodicità |
|---|---|---|
| Shopify Basic, impegno annuale | 27 €/mese | mensile |
| Shopify Basic, pagamento mensile | 36 €/mese | mensile |
| Hosting Aruba per WordPress e WooCommerce | da 49,99 € + IVA/anno | annuale |
| Dominio .it | 11,99 € + IVA/anno | annuale |
| Fatturazione elettronica Aruba | 29,90 € + IVA/anno | annuale |
| Modulo WooCommerce per la fatturazione | 39,90 € + IVA/anno al rinnovo | annuale |
| Email marketing, primo piano a pagamento | da 11,35 €/mese per 500 contatti | mensile |
| Diritto camerale, ditta individuale sezione speciale | 53,00 €/anno | annuale |
| Incasso Stripe, carte standard SEE | 1,5% + 0,25 € | per ordine |
| Incasso PayPal, transazioni nazionali | 3,40% + 0,35 € | per ordine |
| App e plugin | Nessuna cifra prevedibile prima di aprire |
Sulla piattaforma la scelta vera è fra canone e ore: l’hosting Aruba per WooCommerce parte da poco più di 4 euro al mese contro i 27 del piano di ingresso di Shopify, e in cambio aggiornamenti, sicurezza e backup diventano un tuo problema. Il conto completo di canoni e commissioni è nell’analisi dei prezzi e delle commissioni di Shopify in Italia.
Le commissioni di incasso non sono un canone e per questo spariscono dai preventivi: le paghi su ogni ordine e crescono con il fatturato. Su uno scontrino di 55 euro sono 1,08 euro con Stripe e 2,22 con PayPal: la differenza di 1,14 euro a ordine vale 300 euro l’anno a 22 ordini al mese e quasi 1.400 a cento.
Due righe che le guide tradotte dall’inglese non hanno. La fatturazione elettronica va comprata a parte, perché nessuna piattaforma internazionale nasce con il Sistema di interscambio dentro. E il diritto annuale della camera di commercio non arriva da un fornitore ma dall’iscrizione al Registro delle imprese: i 53,00 euro in tabella comprendono la maggiorazione del 20 per cento autorizzata per il triennio 2026-2028, quindi dove non è stata deliberata l’importo è più basso.
Su app ed email marketing conta il meccanismo più della cifra. Le app si installano una alla volta, ognuna con il suo abbonamento indipendente, e nessuna schermata ne mostra la somma finché non arriva l’estratto conto. L’email marketing ha una trappola in più: il prezzo sale con i contatti in lista, non con le email inviate, e il gratuito di Mailchimp si ferma a 250 contatti.
Le voci che nessuno mette nel conto
Qui sta la differenza fra un preventivo e un bilancio. Sono sei voci e, sommate, valgono più di tutte quelle di sopra messe insieme.
I contributi previdenziali si pagano anche con fatturato zero
È l’errore più caro, perché è strutturale. Aprire la partita IVA come commerciante comporta l’iscrizione alla gestione commercianti dell’INPS, che prevede un contributo calcolato su un reddito minimale: una soglia che la legge considera comunque raggiunta e sulla quale i contributi sono dovuti anche se hai venduto zero. Non è una tassa sull’utile, che senza utile non paghi: è un costo fisso annuale, solo molto più grande del canone della piattaforma.
Qui non trovi l’importo in euro, e la ragione va detta. Reddito minimale e aliquote cambiano ogni anno con la circolare INPS di inizio anno, e le pagine dell’INPS che li pubblicano sono generate via JavaScript: al momento della verifica non restituivano testo leggibile. Riportare una cifra di seconda mano su una voce da migliaia di euro è peggio che non darla. Il link alla scheda è in fondo: prendi l’importo dell’anno in corso e mettilo a bilancio prima di aprire, perché diviso per dodici è probabilmente la riga più grossa dei tuoi costi fissi.
Il commercialista non ha un tariffario
Le cifre che girano nelle guide, il tot al mese per un forfettario, non hanno alcuna fonte: le tariffe delle professioni ordinistiche sono abrogate dall’articolo 9 del decreto legge 1 del 2012. La stessa norma però ti dà uno strumento che quasi nessuno usa: il compenso deve essere reso noto per iscritto prima di iniziare, con un preventivo di massima che indichi separatamente le voci di costo. Chiedilo, e chiedi che distingua l’apertura dalla gestione annuale: sono due cose diverse, spesso fatturate come una sola.
I resi costano più del corriere
Il costo diretto della restituzione resta al consumatore, dice l’articolo 57 del codice del consumo, ma solo se lo hai informato prima che è a suo carico: se quella riga manca nelle condizioni di vendita, il ritorno lo paghi tu su ogni reso dell’anno. Ed è la parte piccola, perché il costo vero è il pezzo che torna non più vendibile più il tempo per controllarlo e rimborsare. Non trovi qui una percentuale di resi, perché non abbiamo individuato una fonte istituzionale che ne pubblichi una per il commercio elettronico italiano. L’aritmetica però si può dire: con 22 euro di margine per ordine, un reso invendibile ogni dieci costa il margine di due vendite e mezzo.
L’invenduto e il tuo tempo
Il magazzino non è un costo finché gira. Quando una referenza smette di vendere, quei soldi non sono più un investimento recuperabile ma una perdita che aspetta di essere dichiarata. È il motivo per cui l’ordine minimo del fornitore va negoziato prima del prezzo unitario: pagare il 10 per cento in più per comprare metà quantità è quasi sempre l’affare migliore al primo anno.
Il tuo tempo non compare nel calcolatore, ed è deliberato, perché ogni riga inserita lì diventa un ordine in più da fare. Ma va calcolato almeno una volta: dieci ore la settimana fra email, imballi e schede sono più di cinquecento ore l’anno. Attribuiscigli anche solo quello che guadagneresti facendo altro, e se il negozio non produce almeno quella cifra non è un’attività, è un hobby costoso.
La pubblicità è un costo strutturale, non un’opzione
È l’assunto sbagliato che rovina più preventivi: metterla fra le voci da attivare quando ci saranno i soldi. Se non hai già un pubblico, cioè una lista email, un negozio fisico o una nicchia in cui sei conosciuto, il traffico non esiste finché non lo compri; i contenuti funzionano ma pagano dopo mesi, e in quei mesi i costi fissi corrono lo stesso. Il conto da fare prima di aprire il pannello pubblicitario è aritmetica pura: con un margine lordo del 40 per cento devi incassare 2,50 euro per ogni euro di pubblicità solo per andare in pari, perché il ROAS di pareggio è uno diviso il margine. Come si misura è nella guida al calcolo del ROAS.
I tre scenari, con tutte le voci sommate
Le celle con un prezzo rilevato sono verificate sui listini del 10 agosto 2026. Magazzino, sviluppo, foto e pubblicità sono ipotesi dichiarate, non prezzi. Contributi e commercialista restano fuori dai totali.
| Voce | Minimo | Medio | Con investimento |
|---|---|---|---|
| Tema o sviluppo | 0 € (tema gratuito) | 300 € | 5.000 € |
| Foto e contenuti | 0 € (fatti da te) | 0 € (fatti da te) | 1.500 € |
| Primo magazzino | 0 € | 3.000 € | 10.000 € |
| Investimento iniziale | 0 € | 3.300 € | 16.500 € |
| Piattaforma | 27 €/mese | 27 €/mese | 79 €/mese |
| App e plugin | 0 € | 30 €/mese | 100 €/mese |
| Email marketing | 0 € (piano gratuito) | 11 €/mese | 30 €/mese |
| Fatturazione elettronica | 3 €/mese | 3 €/mese | 6 €/mese |
| Dominio e diritto camerale | 1 €/mese | 1 €/mese | 1 €/mese |
| Pubblicità | 0 € | 400 €/mese | 1.500 €/mese |
| Costi fissi mensili | 31 € | 472 € | 1.716 € |
| Ordini al mese per il pareggio | 2 alla portata | 22 impegnativo | 78 serve un piano |
| Contributi INPS gestione commercianti | |||
| Commercialista |
La lettura utile non è la riga dei totali ma il rapporto fra le estremità: le spese tecniche cambiano di poco, 27 euro di piattaforma contro 79, mentre magazzino e pubblicità cambiano di cinquanta volte. Chi chiede quanto costa un sito ecommerce sta guardando la voce meno importante del preventivo.
Dove conviene spendere e dove si spreca
A parità di budget, la distribuzione conta più del totale.
Vale la pena spendere subito su
- Le foto dei prodotti, spesso l’unico elemento che ti distingue da chi vende lo stesso articolo
- Il preventivo scritto del commercialista per l’apertura: ATECO, regime e posizione INPS si decidono una volta e si pagano per anni
- Il budget per farsi trovare, che non è marketing ma la condizione perché tutto il resto abbia senso
- La fatturazione elettronica integrata con la tua piattaforma: decine di euro l’anno contro il trasferimento manuale degli ordini ogni sera
Si spreca quasi sempre su
- Il tema a pagamento al primo mese: nessuno ha mai comprato per il tipo di carattere
- Le app installate per sicurezza: ognuna è un abbonamento che continua da solo
- Il magazzino comprato per lo sconto quantità, il modo più veloce di trasformare il capitale in scatole
- Il piano superiore della piattaforma, che si ripaga solo sopra volumi che al primo anno non hai
- Il logo professionale, che si rifà comunque quando saprai a chi stai vendendo
Domande frequenti
Quanto costa un sito ecommerce, in tutto?
Il sito da solo, cioè dominio più piattaforma più tema, sta fra le poche decine di euro l’anno e qualche centinaio: 11,99 euro di dominio più IVA, 27 euro al mese sul piano di ingresso di una piattaforma ospitata o meno di 5 euro di hosting su una soluzione autogestita, e un tema che può essere gratuito. Se un preventivo per il solo sito supera le migliaia di euro, stai comprando ore di sviluppo, non un negozio.
Si può aprire un ecommerce con 500 euro?
Tecnicamente sì: con dominio, piano di ingresso e tema gratuito il primo anno di spese tecniche sta sotto i 400 euro. Quei 500 euro però non comprano né magazzino né traffico, quindi il modello deve essere senza scorte e i visitatori devono venire da qualcosa che già controlli. Restano fuori contributi e commercialista, che non sono facoltativi.
Quanto devo fatturare per guadagnarci qualcosa?
Il pareggio del calcolatore copre solo i costi fissi: non include contributi, tasse sull’utile né il tuo tempo. Per sapere da dove inizia il guadagno vero, aggiungi ai costi fissi i contributi divisi per dodici e il compenso del commercialista, poi rifai il conto. Il numero che esce è quasi sempre il doppio, e i preventivi che circolano si fermano al primo.
Fonti
- Listino domini Aruba: .it e .eu 11,99 euro l’anno più IVA, .com 14,99
- Hosting Aruba: WordPress e WooCommerce da 49,99 euro l’anno più IVA
- Listino Aruba della fatturazione elettronica: 29,90 euro l’anno più IVA, modulo WooCommerce 39,90
- Prezzi Shopify Italia: Basic 36 euro al mese, 27 con impegno annuale
- Negozio temi di Shopify: temi a pagamento da 100 a 500 dollari, più i gratuiti
- Listino Stripe Italia: 1,5% + 0,25 euro sulle carte standard SEE, 2,8% sulle premium
- Commissioni PayPal: 3,40% + 0,35 euro sulle transazioni commerciali nazionali
- Prezzi Mailchimp: gratuito fino a 250 contatti, poi da 11,35 euro al mese per 500, prezzo già scontato
- Camera di commercio delle Marche, diritto annuale 2026: 53,00 euro nella sezione speciale, 120,00 nella ordinaria
- Decreto ministeriale del 17 marzo 2026: maggiorazione del 20% per il 2026-2028 alle camere dell’allegato A
- Art. 9 del decreto legge 1 del 2012: tariffe professionali abrogate, compenso reso noto per iscritto
- Art. 57 del codice del consumo: restituzione a carico del consumatore solo se informato prima
- INPS, aliquote e contributi della gestione commercianti: qui si legge il reddito minimale dell’anno in corso
Come abbiamo scritto questa guida
Ogni cifra è stata letta il 10 agosto 2026 sulla pagina pubblica del fornitore e riportata come è esposta lì, con le condizioni che la accompagnano: IVA esclusa dove il listino la esclude, valuta di esposizione dove non è l’euro, sconto promozionale dichiarato dove il prezzo in vetrina è già scontato. Le due voci normative sono state verificate su Normattiva, gli importi del diritto camerale sulla pagina di una camera di commercio e sul decreto che autorizza la maggiorazione.
Cosa non abbiamo fatto. Non abbiamo aperto un negozio per scrivere questa pagina: nessuna frase qui sopra racconta un’esperienza diretta, i tre scenari sono modelli su ipotesi dichiarate e il calcolatore serve a sostituire le nostre ipotesi con i tuoi numeri. Non riportiamo l’importo dei contributi INPS perché le pagine che lo pubblicano non restituivano testo leggibile al momento della verifica, e su una voce di quel peso preferiamo mandarti alla fonte. Non riportiamo un tasso di reso, né prezzi di fotografia, sviluppo su misura, app singole e magazzino, perché nessuna di queste voci ha una fonte istituzionale o un listino confrontabile.