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Logistica e operazioni

Magazzino ecommerce: quanto stock tenere e quanto ti costa

La domanda vera non è come organizzare il magazzino, è quanti pezzi tenerci dentro. La risposta si costruisce con tre numeri che hai già: quanto vendi al giorno, quanti giorni ci mette il fornitore a consegnare, e di quanto sbagliano quei due numeri nel mese peggiore. Il punto di riordino è il consumo medio durante il tempo di riordino più una scorta di sicurezza pari alla differenza fra lo scenario peggiore e quello medio. Con 2 pezzi al giorno, 12 giorni di consegna, 3 pezzi nel giorno di picco e 18 giorni nel ritardo peggiore, riordini quando scendi a 54 pezzi. Tutto il resto serve a evitare che quei 54 pezzi diventino 540.

Qui si dà per scontato che la merce sia in casa tua o in un deposito piccolo e che a fare il picking sia tu. Il magazzino è la voce che pesa di più nel conto di quanto costa aprire un negozio online, ed è l’unica che azzeri passando al dropshipping.

Il calcolo della scorta di sicurezza, con i numeri

Servono tre dati per codice. Le vendite medie giornaliere, i pezzi degli ultimi novanta giorni divisi novanta, saldi esclusi. Il tempo di riordino vero, dall’invio dell’ordine al momento in cui la merce è a scaffale, non quello dichiarato dal fornitore. E la variabilità: il giorno in cui hai venduto di più e la consegna che ha tardato di più, due numeri che quasi nessuno annota e che decidono se resti senza merce. La scorta di sicurezza è (vendite massime giornaliere × tempo di riordino massimo) meno (vendite medie × tempo di riordino medio).

PassaggioValoreDa dove esce
Vendite medie giornaliere2 pezzi60 pezzi negli ultimi 30 giorni
Vendite del giorno peggiore3 pezzipicco osservato nei 90 giorni
Tempo di riordino medio12 giornimedia degli ultimi ordini
Tempo di riordino peggiore18 giorniil ritardo massimo subito
Consumo durante il riordino24 pezzi2 × 12
Scorta di sicurezza30 pezzi(3 × 18) meno (2 × 12)
Punto di riordino54 pezzi24 + 30
Quantità da riordinare per 45 giorni90 pezzi2 × 45

La formula accademica, con lo scarto quadratico medio e il livello di servizio, su un negozio piccolo dà numeri peggiori: pretende dodici mesi di vendite omogenee, e se in mezzo c’è stata una promozione lo scarto racconta la promozione invece della domanda. Ricalcola il punto di riordino a ogni cambio di stagione, e ricorda che l’ordine minimo del fornitore non è un dato di magazzino ma un vincolo da negoziare, come per i fornitori italiani.

Quanto ti costa tenere quello stock

Un codice al punto di riordino, a 14 euro di costo, sono 756 euro fermi. Quaranta codici gestiti così sono circa 30.000 euro che non lavorano. È qui che i negozi piccoli chiudono, molto più che sulla pubblicità: la pubblicità si spegne in un pomeriggio, il magazzino no.

VoceCome si calcolaEsempio su 30.000 euro di merce
Capitale immobilizzatopezzi a scaffale per costo di acquisto30.240 euro
Costo del denarotasso del fido, o il rendimento altrovedipende dal tuo tasso
Spaziometri quadri per canone al metro180 euro al mese ipotizzando 30 mq a 6 euro
Obsolescenzaquota che ogni anno diventa invendibile3.024 euro al 10 per cento
Movimentazioneore di inventario e controllo per il tuo valore orariodipende dalle tue ore
Impostele rimanenze finali concorrono a formare il redditodipende dall’aliquota

La terza colonna è un esempio su ipotesi dichiarate, non un listino: metti i tuoi numeri invece di copiare una percentuale forfettaria da un manuale di supply chain, tarata su magazzini con mezzi che tu non hai.

L’ultima riga smonta la convinzione più diffusa fra chi apre. Comprare merce a dicembre non abbassa le tasse. L’articolo 92, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi stabilisce che le variazioni delle rimanenze finali rispetto alle esistenze iniziali concorrono a formare il reddito dell’esercizio: la merce comprata e non venduta rientra come componente positivo e il costo si neutralizza. Deduci quando vendi, non quando compri. Il comma 5 apre una valvola: se il valore unitario medio supera il valore normale medio dell’ultimo mese dell’esercizio, il minimo si calcola sul valore normale, quindi la svalutazione è riconosciuta quando il mercato ha fatto crollare il prezzo. Dal 1° gennaio 2027 quel testo unico è abrogato dal decreto legislativo 19 giugno 2026, n. 117, e il numero di articolo da citare cambia.

Rotazione: quali codici sono morti e da quanto

Il numero da guardare non è l’indice di rotazione, che è un rapporto astratto, ma la copertura in giorni: giacenza attuale divisa per le vendite medie giornaliere. Dice in quanti giorni finiresti la merce, e si confronta con il tempo di riordino.

CoperturaCosa significaCosa fare
Sotto il tempo di riordinoresterai senza merce prima del rifornimentoriordina oggi
Da 30 a 90 giornizona sana per un catalogo piccololascia stare
Da 90 a 180 giornihai comprato troppo o hai smesso di spingerloverifica la scheda
Oltre 365 giornicapitale bloccato per più di un annoliquida
Zero vendite in 180 giorni con giacenza positivacodice morto, la copertura non è calcolabiledecidi entro il mese

Prima di dichiararlo morto, controlla che sia vivo nel sito: capita spesso che un prodotto non venda perché è uscito dalle categorie, ha perso le foto o ha una scheda che non risponde a nessuna domanda. È un problema di contenuto, e si risolve senza svendere niente.

Cosa fare dei codici morti

Quello che hai pagato la merce non conta più. Quei soldi sono usciti: la domanda di oggi è quanto recuperi adesso rispetto a fra sei mesi, tolto quello che ti costa tenerla in mezzo. Chi ragiona sul prezzo di acquisto tiene la merce per anni per non ammettere l’errore, e l’errore intanto raddoppia. La scala, dal recupero migliore al peggiore: rimetterlo in vista, che se è invisibile costa zero provare; bundle con un codice che ruota, per svuotarlo senza toccare il listino e senza insegnare ai clienti ad aspettare i saldi; sconto a scaletta, meno 20, poi meno 40, poi meno 60, con le date decise prima; liquidazione in blocco a uno stocchista; donazione o distruzione quando non lo vuole nessuno nemmeno sotto costo.

Le ultime due hanno regole precise, perché il fisco presume che la merce sparita dal magazzino sia stata venduta in nero. Per la distruzione il decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441 chiede una comunicazione scritta agli uffici con luogo, data, ora e modalità, più il verbale di pubblici funzionari, ufficiali della Guardia di finanza o notai; se il costo dei beni distrutti non supera 10.000 euro basta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. Per la donazione, l’articolo 16 della legge 19 agosto 2016, n. 166 esclude la presunzione di cessione quando la merce va a enti del terzo settore, e la lettera d-ter copre quello che riempie i magazzini degli ecommerce: tessili, abbigliamento, mobili, giocattoli, elettrodomestici, televisori, computer, tablet ed e-reader. Servono documento di trasporto e dichiarazione trimestrale dell’ente, ma sotto i 15.000 euro per singola cessione la comunicazione mensile non serve.

Perché l’ordine alfabetico è il modo peggiore di disporre la merce

Ogni posizione deve avere un codice neutro e stampabile, del tipo corridoio, scaffale, ripiano: A-03-2. Sta nel gestionale accanto all’articolo e finisce sulla lista di prelievo. Chi tiene le ubicazioni in testa ha un magazzino che funziona finché lavora da solo e non si ammala.

L’alfabetico fallisce per quattro motivi. Il nome non ha rapporto con la frequenza di prelievo, quindi un adattatore venduto tre volte l’anno finisce nel posto migliore e uno zaino venduto ogni giorno in fondo al corridoio. Ogni codice nuovo sposta tutti quelli dopo: inserire un articolo che comincia per B vuol dire far scorrere l’intero scaffale. I nomi cambiano, perché il fornitore rinomina e tu riscrivi i titoli, mentre la merce resta dov’è. E i nomi simili finiscono vicini: due varianti affiancate sono la prima causa di errore di prelievo.

La disposizione che funziona parte dalla frequenza: i codici che compaiono in più ordini vicino al banco di imballaggio e nella fascia fra ginocchio e spalla, i pesanti in basso, le varianti simili separate di proposito. La lista di prelievo si ordina per ubicazione, non per riga d’ordine, così il percorso è uno solo; con ordini da una o due righe ne raccogli dieci in un giro e li smisti al banco. Il controllo finale si fa leggendo il codice a barre, perché a occhio l’errore lo trova il cliente.

Sincronizzazione con il sito: sovravendite, stock negativi, prenotazioni

La sovravendita nasce dal tempo fra la decisione del cliente e il momento in cui il sistema scala il pezzo. Quasi tutte le piattaforme scalano alla creazione dell’ordine, non all’aggiunta al carrello, e la finestra scoperta è fra il click su paga e la conferma dell’incasso: con la carta dura secondi, con il bonifico giorni. La regola è prenotare subito e liberare a scadenza, con un termine deciso da te, sette giorni per il bonifico, dopo il quale l’ordine si annulla. Senza scadenza, dieci bonifici mai arrivati bloccano dieci pezzi per sempre.

Lo stock negativo non è un difetto del software, è la traccia di una scrittura fatta senza lettura, e le cause sono sempre le stesse tre: una vendita fuori dal sito che nessuno ha registrato, un reso rientrato due volte, due canali che scrivono entrambi sulla stessa quantità. La cura è una: un solo sistema è padrone dello stock, gli altri leggono. Se vendi lo stesso codice su sito, marketplace e negozio, esponi online due pezzi in meno di quelli a scaffale. E fai l’inventario a rotazione, dieci codici a settimana, invece di una volta l’anno: gli scostamenti li scopri quando sono ancora spiegabili.

Quando conviene passare a un fulfillment esterno

Prima calcola quanto ti costa un ordine adesso: minuti per il tuo valore orario, più imballo, più quota di spazio. Otto minuti valorizzati 20 euro l’ora fanno 2,67 euro, più 0,90 di imballo fanno 3,57 euro a ordine; a 660 ordini al mese sono 88 ore, mezzo lavoro a tempo pieno sottratto al vendere. Le cifre sotto sono rilevate il 14 agosto 2026 sulla pagina prezzi pubblica di Amazon, l’unico operatore in Italia che espone le tariffe di stoccaggio senza registrazione: gli italiani quotano su richiesta e quindi non sono in tabella.

VoceIn casaLogistica di Amazon, 14 agosto 2026
Stoccaggio standard, altre categorieaffitto o spazio sottratto a casa27,54 euro al metro cubo al mese da gennaio a settembre, 52,20 da ottobre a dicembre
Stoccaggio abbigliamento, calzature, occhiali, zainilo stesso spazio19,99 da gennaio a settembre, 29,23 da ottobre a dicembre
Stoccaggio fuori misuralo stesso spazio21,78 da gennaio a settembre, 34,49 da ottobre a dicembre
Gestione per unità3,57 euro nell’esempio sopra
Supplementinessuno1,5 per cento per carburante e logistica sulle tariffe di gestione, dal 17 aprile 2026
Canonezero39 euro IVA esclusa al mese per l’account professionale

La casella della gestione per unità è vuota perché le tariffe per fascia di dimensione non stanno sulla pagina pubblica ma nelle tabelle di Seller Central, dietro accesso: vanno recuperate lì con le misure reali del tuo imballo, perché su prodotti leggeri ribaltano il confronto. La soglia quindi non è un numero di ordini, è il momento in cui il picking supera stabilmente le due ore al giorno.

Ha senso se

  • Il picking supera le due ore al giorno tutti i giorni
  • Gli ordini sono ripetitivi, con una o due righe e imballo standard
  • I prodotti stanno nelle fasce di dimensione standard, dove le tariffe sono basse
  • Un solo sistema fa da padrone dello stock e dialoga con il magazzino esterno
  • La stagionalità ti costringe ad affittare spazio che per otto mesi resta vuoto

Lascia perdere se

  • Fai poche decine di ordini al mese: paghi stoccaggio e canoni senza risparmiare ore vere
  • Personalizzi, incidi, assembli kit a mano o infili biglietti scritti
  • Hai molti resi da ispezionare uno per uno prima di rimetterli a scaffale
  • Vendi merce fragile, voluminosa o di basso valore unitario
  • L’assortimento cambia in continuazione e pagheresti stoccaggio su codici morti

Domande frequenti

Quanto stock tengo se ho appena aperto e non ho storico?

Il minimo che il fornitore accetta, non un pezzo di più. Senza vendite medie non esiste punto di riordino: qualsiasi quantità è una scommessa e conviene perderla piccola. Dopo sessanta giorni hai i numeri per il calcolo vero.

Meglio ordinare poco e spesso o tanto e di rado?

Dipende da cosa costa di più fra trasporto e capitale. Ordini frequenti pagano più spedizioni ma tengono liberi i soldi; ordini grandi strappano sconti a volume ma congelano il capitale. Confronta lo sconto con il costo di tenere la merce ferma per i mesi in più.

Uno sconto sul magazzino fermo conviene sempre?

No, e la variabile è la sostituzione. Se il codice è morto e non lo ricomprerai, ogni euro recuperato è guadagnato; se lo vendi ancora, uno sconto largo insegna ai clienti ad aspettare e brucia margine sulle vendite che avresti fatto comunque. Come per il ROAS, conta il margine che resta e non il fatturato mosso.

Fonti

Articolo 92 del testo unico delle imposte sui redditi, decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, testo vigente su Normattiva. Articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1997, n. 441, su Normattiva. Articolo 16 della legge 19 agosto 2016, n. 166, testo in vigore dal 18 giugno 2025, su Normattiva. Tariffe di stoccaggio, supplemento e canone sulla pagina prezzi di Amazon Italia, rilevate il 14 agosto 2026.

Come abbiamo scritto questa guida

Le norme sono state lette sul testo vigente pubblicato da Normattiva, non su riassunti di terzi, e riportate con il numero di comma. Le tariffe vengono dalla pagina prezzi pubblica di Amazon il 14 agosto 2026 e cambiano: prima di decidere, riaprila.

Cosa non abbiamo fatto. Non abbiamo gestito un magazzino per scrivere questa pagina: i 2 pezzi al giorno e i 12 giorni di riordino sono una simulazione dichiarata, servono a mostrare il procedimento e vanno sostituiti con i tuoi numeri. Non abbiamo confrontato operatori logistici italiani, perché nessuno di quelli aperti il 14 agosto 2026, cioè FBY, NTL Express e QuickTime Logistica, pubblica una tariffa: si passa tutti da un preventivo. E non abbiamo verificato le tariffe di gestione per unità di Logistica di Amazon, che stanno dietro un accesso a Seller Central che non abbiamo. Sulla svalutazione delle rimanenze e sulla documentazione della distruzione decide chi tiene la tua contabilità: qui trovi la regola e il riferimento per chiedere la cosa giusta.