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Dropshipping: cos’è, come funziona e se conviene davvero

Il dropshipping è un modo di vendere online in cui il negozio incassa l’ordine e il fornitore spedisce la merce direttamente al cliente: chi vende non compra magazzino e non tocca mai il prodotto. Non è però un modello a costo zero, è un modello a margine basso, ed è proprio il margine basso a rendere quasi impossibile pagarsi la pubblicità. Con il 15 per cento di margine servono 6,67 euro di vendite per ogni euro speso in advertising solo per andare in pari. Qui sotto ci sono il meccanismo passo per passo, il conto economico di un mese tipo, il confronto con il magazzino proprio e cosa cambia in dogana dal 1° luglio 2026.

Gran parte dei contenuti italiani su questa parola chiave è scritta da chi vende corsi. Questa pagina non vende corsi: fa i conti. I fornitori verificati uno per uno, gli obblighi fiscali e i margini di listino stanno nella guida ai fornitori dropshipping in Italia.

Come funziona, passo per passo

PassoChi agisceCosa succede a denaro e merce
1. OrdineClientePaga sul tuo sito il prezzo pieno IVA inclusa. L’incasso è tuo
2. InoltroTu o l’integrazionePassi l’ordine al fornitore e paghi ingrosso più spedizione
3. PreparazioneFornitorePreleva, imballa, emette il documento di trasporto. La merce non passa da te
4. SpedizioneCorriere del fornitoreIl pacco parte con il tuo nome sul mittente, se hai la spedizione anonima
5. ConsegnaClienteDa qui decorrono i quattordici giorni di recesso
6. Assistenza e resiTuIl cliente scrive a te, tu apri la pratica al fornitore e aspetti
Il cliente non ha alcun rapporto con il fornitore: in tutti e sei i passaggi il venditore sei tu.

Contano la quarta riga e la sesta. Se il fornitore infila nel pacco la propria fattura, il cliente legge quanto hai pagato la merce: la spedizione anonima va verificata nel contratto prima di aprire. E nella sesta sta il lavoro vero, perché sei l’unico interlocutore di un cliente per un problema che non puoi risolvere da solo.

Chi emette la fattura e chi risponde dei difetti

Le vendite sono due, non una: il fornitore vende a te e ti fattura come impresa, tu vendi al consumatore. La seconda vendita è tua a tutti gli effetti.

  • Verso il cliente la fattura non è obbligatoria se non la chiede entro il momento dell’operazione: l’articolo 22, primo comma, numero 1 del decreto IVA assimila al commercio al minuto le cessioni «per corrispondenza», dove rientra la vendita online di beni. Le stesse vendite sono esonerate da scontrino e ricevuta per l’articolo 2, comma 1, lettera oo) del d.P.R. 696/1996. Restano registrazione dei corrispettivi e liquidazione dell’imposta.
  • Quell’articolo 22 è abrogato dal 1° gennaio 2027 dal decreto legislativo 19 gennaio 2026 numero 10, il nuovo testo unico IVA: dal prossimo anno la regola va riletta lì, non sul testo citato negli articoli in circolazione.
  • Dei difetti rispondi tu. L’articolo 133 del Codice del consumo rende il venditore responsabile di ogni difetto esistente alla consegna che si manifesti entro due anni, con prescrizione a ventisei mesi. Potrai rivalerti sul grossista, ma il cliente si rivolge a te e i tempi li subisci tu.

I conti veri: quanto resta davvero su un ordine

Il margine non è la differenza fra prezzo di vendita e prezzo di acquisto: da lì devi ancora togliere IVA, spedizione e commissioni di incasso. Metti i tuoi numeri nel calcolatore, che gira nel browser e non invia nulla.

Calcolatore del margine reale

Il prezzo di vendita si intende IVA inclusa, come lo vede il cliente.

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Ricavo netto IVA

Margine per ordine

Margine lordo

La percentuale di margine lordo che ottieni qui e quella da inserire nel calcolatore ROAS. Non include costi fissi, resi e reso gratuito.

Un ordine da 39,90 euro IVA inclusa. L’IVA al 22 per cento non è tua: il ricavo netto è 32,70 euro. Il fornitore europeo ti fattura 20,90 euro, la spedizione ne costa 5,80, l’incasso con carta prende l’1,9 per cento più 25 centesimi, cioè 1,01. Restano 4,99 euro, il 15,3 per cento del ricavo netto. Quella cifra, non i 19 euro di differenza fra prezzo e costo, è tutto ciò che hai per pubblicità, resi, piattaforma e il tuo tempo.

Dal margine al ROAS di pareggio

Il ROAS di pareggio è uno diviso il margine lordo. È il numero che trasforma il margine in un vincolo pubblicitario, e nei corsi non compare quasi mai.

Calcolatore ROAS e ROAS di pareggio

Inserisci i ricavi al netto di IVA e resi. Il margine lordo e la percentuale che ti resta dopo il costo del prodotto e le spese di spedizione.

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ROAS

ROAS di pareggio

Profitto netto

Il calcolo e indicativo: non include costi fissi, tempo di gestione, commissioni di pagamento e differenze di attribuzione fra piattaforma e analytics. Tutti i valori restano nel tuo browser, non vengono inviati da nessuna parte.

Margine lordoROAS di pareggioBudget per ottenere un ordineTenibile a pagamento?
10%10,00×3,27 €quasi mai
15%6,67×4,91 €molto difficile
20%5,00×6,54 €solo in nicchie poco contese
30%3,33×9,81 €possibile
40%2,50×13,08 €gestibile
Calcolo su uno scontrino di 39,90 euro IVA inclusa, cioè 32,70 euro netti. Il budget per ordine è il margine in euro: oltre quella cifra ogni vendita è in perdita.

Letta al contrario spiega perché tanti negozi chiudono dopo tre mesi. Con il 15 per cento hai 4,91 euro per convincere uno sconosciuto a comprare da un sito mai visto, in una categoria dove il tuo stesso prodotto sta anche su Amazon. Se il costo per acquisizione si assesta a 12 euro, cifra ordinaria nelle categorie affollate, perdi circa 7 euro a ordine: più vendi più perdi. È aritmetica, non prodotto sbagliato. Le trappole di attribuzione che gonfiano il ROAS delle piattaforme stanno nella guida su come si calcola il ROAS.

Un mese intero, non un ordine solo

Il calcolo per ordine nasconde costi fissi e resi. Lo stesso negozio su cento ordini in un mese, con reso al 5 per cento e fornitore europeo.

VoceCalcoloImporto
Incassato100 × 39,90 €3.990,00 €
IVA da versare22% scorporato− 719,51 €
Merce100 × 20,90 €− 2.090,00 €
Spedizioni100 × 5,80 €− 580,00 €
Commissioni di incasso100 × 1,01 €− 101,00 €
Margine lordo4,99 € per ordine499,49 €
Piattaforma e strumenticanone mensile− 45,00 €
Resi5 ordini, margine più spedizione di andata− 53,95 €
Prima della pubblicità400,54 €
Pubblicità3,00 € per ordine− 300,00 €
Risultato prima delle imposte100,54 €
Esempio costruito per mostrare il meccanismo, non il conto di un negozio reale. Sui resi ipotizziamo di recuperare il costo della merce dal fornitore europeo e di perdere margine e spedizione di andata.

Cento ordini gestiti, cento clienti da assistere, e restano poco più di cento euro lordi di imposte: circa un euro a ordine. Una controversia, un pacco perso, una settimana di campagne che non convertono, e il mese va sotto. E i 3 euro di costo per acquisizione sono una ipotesi generosa che in molte categorie non vede nessuno. Il canone della piattaforma qui pesa quanto nove ordini: il conto sta nell’analisi dei prezzi e delle commissioni di Shopify.

Le leve che spostano questo conto non sono le campagne. Sono lo scontrino medio, dove upselling e cross selling cambiano il pareggio più di qualsiasi ottimizzazione, e il traffico che non paghi, che qui si costruisce quasi solo riscrivendo le schede prodotto identiche che arrivano dal catalogo del fornitore.

Dropshipping o magazzino proprio

DropshippingMagazzino proprio
Investimento inizialeSito e pubblicità bassoStock comprato prima della prima vendita alto
Margine lordoCompri su singola unità, quindi allo sconto più basso 10-25%Compri a volume, lo sconto cresce con la quantità più alto
Controllo qualitàNessuno: vedi il prodotto solo nelle foto del fornitoreApri le scatole prima di spedirle
Tempi di consegnaLi decide il fornitore e non puoi accelerarliLi decidi tu
ResiTriangolati: il cliente scrive a te, il pacco torna dove dice il contrattoDiretti: rientra, controlli, torna a scaffale
ScalabilitàIl catalogo si allarga in un giorno, il margine per ordine non cresce maiIl catalogo cresce piano, ogni riordino migliora il prezzo
Rischio principaleVendere tanto e guadagnare nullaComprare merce che resta invenduta
Cosa ti differenziaContenuti, assistenza, posizionamento: il prodotto ce l’hanno tuttiAnche selezione, bundle, esclusive e prezzo
L’intervallo 10-25 per cento è quello rilevato sui listini pubblici dei fornitori europei a luglio 2026, non una media di mercato.

In una riga: il dropshipping sposta il rischio dal magazzino alla pubblicità, non lo elimina. Chi compra stock rischia di restare con la merce, chi fa dropshipping rischia di bruciare budget su un margine che non lo regge. La seconda perdita è meno visibile, perché non c’è nessuno scaffale pieno a ricordartela.

Le varianti, e quale problema risolve ciascuna

Ogni variante nasce per togliere di mezzo uno dei tre difetti strutturali: prodotto identico a quello di tutti, tempi di consegna, margine basso. Nessuna li risolve tutti.

Il fornitore stampa una tua grafica su un prodotto generico e lo spedisce. Nessuno può mettere sullo scaffale il tuo stesso identico articolo, quindi il prezzo smette di essere l’unica leva. Il costo unitario però resta alto, perché stampi un pezzo alla volta, e ai tempi di spedizione si sommano i giorni di produzione. Printify ha un piano gratuito e un Premium da 39 dollari al mese, o 24,99 con fatturazione annuale, che dà fino al 33 per cento di sconto sui prodotti: listino ufficiale letto il 10 agosto 2026. Il margine, tradotto, te lo compri con un abbonamento. Ha senso quando la grafica è il prodotto e hai già un pubblico.

Fornitori europei o asiatici: risolve tempi e resi, costa margine

L’asiatico costa meno e alza il margine sulla carta. In cambio ti lascia settimane di consegna dentro un obbligo di consegna in trenta giorni, resi che costano più della merce e il ruolo di importatore. L’europeo lascia meno margine nominale ma rende gestibili recesso, garanzia e assistenza. Dal 1° luglio 2026 c’è un quarto elemento che cambia il calcolo, e lo vediamo fra poco. Il confronto fornitore per fornitore è nella guida ai fornitori dropshipping in Italia.

Modello ibrido: risolve il margine, ma non è un modello di partenza

Tieni a magazzino i pochi prodotti che vendono davvero, comprandoli a volume con lo sconto che ne consegue, e lasci in dropshipping la coda lunga: margine alto e consegna rapida dove si concentra il fatturato, catalogo ampio senza immobilizzare denaro sul resto. Richiede però una cosa che chi parte non ha, i dati di vendita: per sapere quali sono i best seller devi averli già venduti. L’ibrido è il secondo anno di un negozio, non il primo giorno, e chi lo presenta come punto di partenza ti sta chiedendo di indovinare quale merce comprare.

Cosa dice la legge italiana a chi vende in dropshipping

Non esiste una normativa sul dropshipping. Esistono le norme sulla vendita a distanza, e si applicano a te come a chi ha un capannone: l’assenza di magazzino non è una attenuante.

  • Agli occhi del cliente il venditore sei tu. Il contratto lo concludi tu, la responsabilità per difetto entro due anni è tua per l’articolo 133 del Codice del consumo, e per il consumatore il fornitore non esiste.
  • Consegna entro trenta giorni. L’articolo 61 obbliga a consegnare senza ritardo ingiustificato e comunque entro trenta giorni dalla conclusione del contratto, salvo diversa pattuizione. Se il fornitore ne impiega quaranta e non lo hai scritto prima dell’acquisto, il cliente può risolvere.
  • Quattordici giorni di recesso dalla consegna. L’articolo 52 li concede senza obbligo di motivazione, e il termine decorre da quando il consumatore acquisisce il possesso fisico del bene: con merce che parte dall’estero la finestra si apre settimane dopo che tu hai già pagato il fornitore.
  • Il reso resta nel tuo perimetro. Il rimborso va fatto entro quattordici giorni dalla comunicazione, spese di consegna comprese, e il costo della restituzione resta al consumatore solo se lo hai informato prima. Con merce asiatica il reso è quasi sempre perdita totale.
  • La conformità del prodotto è un tuo problema. Se compri da un fabbricante extra UE privo di un operatore responsabile stabilito nell’Unione, quel ruolo ricade su chi importa, con obbligo di esibire dichiarazione di conformità e documentazione tecnica. Il dettaglio, insieme a partita IVA, codice ATECO e IVA sugli acquisti intracomunitari in forfettario, sta nella guida ai fornitori.

Dogana: dal 1° luglio 2026 il conto cambia

È la novità più importante degli ultimi anni per chi spedisce da fuori Unione europea, e in gran parte dei contenuti in circolazione non c’è ancora. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli, sulla base del regolamento del Consiglio UE 2026/382 e con la circolare 17/2026, ha comunicato che dal 1° luglio 2026 è soppressa la franchigia dai dazi per le spedizioni fino a 150 euro di valore intrinseco e si applica un dazio forfetario temporaneo di 3 euro per articolo, dove articolo è la tipologia merceologica secondo la classificazione tariffaria, non il pezzo: cinque magliette identiche pagano 3 euro, una maglietta più un orologio ne pagano 6. La misura vale fino al 1° luglio 2028, si applica a qualsiasi regime IVA, IOSS compreso, ed è a carico del dichiarante, cioè del venditore o dell’importatore. L’Agenzia segnala inoltre una tassa di gestione dell’Unione prevista per novembre 2026, di importo da definire, e i codici identificativi di prodotto obbligatori dal 1° novembre 2026.

Riporta quei 3 euro nel conto di prima: il margine per ordine scende da 4,99 a 1,99 euro, il ROAS di pareggio passa da 6,55 a 16,4 e il mese chiude a meno 199 euro invece che a più 100. Non è una limatura, è la fine della convenienza aritmetica del pacco singolo extra UE sotto i 150 euro. Il fornitore europeo, che fino a ieri costava margine, dal 1° luglio 2026 spesso lo restituisce.

Quando ha senso e quando no

Ha senso se

  • Vuoi testare la domanda di una categoria nuova prima di comprare stock: come strumento di validazione costa poco ed è veloce.
  • Hai già traffico organico, una lista email o un pubblico, quindi non compri ogni singola visita.
  • Vendi articoli ingombranti o a bassa rotazione, dove stoccare costerebbe più del margine che perdi.
  • Il margine reale sta sopra il 30 per cento, il fornitore è europeo e lo scontrino medio supera i 60 euro.

Lascia perdere se

  • Il tuo unico canale è la pubblicità a pagamento e il margine è sotto il 20 per cento: il conto non torna, e non torna con una creatività migliore.
  • Il prodotto è già su Amazon e su altri duecento siti: l’unica leva è il prezzo, e la perdi.
  • Il fornitore spedisce da fuori Unione europea pacchi sotto i 150 euro: dal 1° luglio 2026 ci sono 3 euro di dazio per articolo che prima non c’erano.
  • Ti serve reddito entro tre mesi, o contavi di non aprire partita IVA.

Come riconoscere un corso che vende fuffa

Non è una sezione contro qualcuno: è una lista di controllo da usare prima di pagare. Se trovi tre di questi segnali insieme, stai comprando una promessa, non un metodo.

  • Una cifra di guadagno associata a un tempo. Dipende dal costo di acquisizione della tua categoria, che chi vende il corso non conosce.
  • La lista dei «prodotti vincenti». Se la lista viene venduta a mille persone, quei prodotti smettono di vincere il giorno dopo. Un vantaggio vero non si mette in vendita a 97 euro.
  • Margini dichiarati senza il costo pubblicitario. «Compri a 8 e vendi a 30» è vero e irrilevante. La domanda che chiude la discussione è una: con quel margine, qual è il ROAS di pareggio, e chi lo tiene?
  • Schermate di fatturato al posto dell’utile. Il pannello vendite è la cosa più facile da mostrare e la meno significativa. Un conto economico con la riga della pubblicità non lo mostra nessuno.
  • Nessun accenno a partita IVA, garanzia, recesso, dogana. Un programma che salta la parte italiana o non la conosce, o sa che è la parte che fa desistere.
  • L’unico successo documentato è il corso stesso. Se il fatturato dimostrato viene dalla formazione e non da un negozio, quello è il modello che funziona, ed è un altro modello.

Il contrario di questa lista non è un corso migliore: sono i tuoi numeri. Listino del fornitore, spedizione, commissioni, costo per acquisizione misurato su un test piccolo. Con quattro dati e i calcolatori qui sopra sai in dieci minuti se il tuo caso sta in piedi.

Domande frequenti

Che cos’è il dropshipping in parole semplici?

È vendere online prodotti che non hai in magazzino: il cliente ordina e paga sul tuo sito, tu giri l’ordine al fornitore e lui spedisce direttamente al cliente. Guadagni la differenza fra prezzo di vendita e prezzo di ingrosso, meno IVA, spedizione e commissioni. Non è una attività diversa dal commercio elettronico, è un modo di organizzare la logistica.

Il dropshipping conviene ancora nel 2026?

Conviene dove il margine regge il costo di acquisizione, cioè quasi mai sotto il 20 per cento se compri tutto il traffico. Nel 2026 sono peggiorate due cose: il costo della pubblicità nelle categorie affollate e, dal 1° luglio, il dazio di 3 euro per articolo sulle spedizioni fino a 150 euro da fuori Unione europea. Restano validi i casi con traffico proprio, scontrino alto o fornitore europeo sopra il 30 per cento di margine.

Cosa cambia dal 1° luglio 2026 per chi spedisce da fuori Unione europea?

È soppressa la franchigia dai dazi per le spedizioni fino a 150 euro ed è introdotto un dazio forfetario temporaneo di 3 euro per tipologia di articolo, fino al 1° luglio 2028, a carico del dichiarante, cioè del venditore o dell’importatore. Su un ordine da 39,90 euro con 4,99 di margine, quei 3 euro si mangiano il 60 per cento di quanto guadagni.

Meglio dropshipping o print on demand?

Risolvono problemi diversi. Il print on demand ti dà un prodotto che nessuno può copiare a listino e ti toglie dalla guerra di prezzo, ma parte da un costo unitario alto e aggiunge giorni di produzione. Il dropshipping ti dà subito un catalogo ampio, identico però a quello dei concorrenti. Se hai una grafica o un pubblico, il primo; se stai testando la domanda, il secondo.

Fonti

Come abbiamo scritto questa guida

Le norme sono state lette sul testo vigente in Normattiva, articolo per articolo, non su articoli di terzi: da lì vengono i riferimenti al Codice del consumo, al decreto IVA e alla data di abrogazione dell’articolo 22. Le regole doganali dal 1° luglio 2026 vengono dalla pagina ufficiale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il testo del regolamento UE 2026/382 non è stato consultato direttamente, perché EUR-Lex non ha restituito il documento nei giorni in cui abbiamo lavorato: riportiamo quanto pubblicato dall’autorità doganale italiana e non citiamo dettagli assenti da quella fonte.

I conti in pagina sono aritmetica esplicita: prezzo, costo, spedizione, commissioni, resi e costi fissi sono ipotesi dichiarate, scelte per mostrare il meccanismo, non le cifre di un negozio reale, e puoi rifarli con i tuoi numeri nei due calcolatori. Non abbiamo aperto un negozio in dropshipping, non abbiamo comprato traffico e non abbiamo misurato costi per acquisizione: dove diciamo quanto costa acquisire un cliente indichiamo ordini di grandezza e li presentiamo come tali. Il listino Printify è stato letto il 10 agosto 2026; le pagine di catalogo di Printful non erano raggiungibili, quindi non pubblichiamo prezzi unitari per il print on demand. Fisco e dogane cambiano spesso: verifica sulla fonte prima di decidere.